giapponese

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KONNICHIWA!!!!!!BUONGIORNO!!!!!!

Ciao a tutti in questa sezione vi inseniero un po di giapponese. Il giapponese e una delle lingue piu difficile e facili allo stesso tempo. La cosa difficile di questa lingua sono i kanji e la grammatica.

I KANJI

Adesso comincero dicendovi che il giapponese e composto da due scritture: i kanji e i kana. I kanji sono gli ideogramii "composti" e sono piu difficili da disegnare dei kana. Adesso vi faro dei esempi con accanto il nome in giapponese:

amore (ai), bello (utukusi),rosso  (aka), blu  (ao), grigio  (hai), giallo  (kiiro), nero  (kuro),marrone  (cha),verde  (midori),bere  (nomu), buono   (yoi),cane  (inu),capelli  (kaminok), cattivo  (warui),celo  (sora), complenno  (tanjobi), difficile   (katai), dinosauro  (kyouryu),lunedi  (tuki), martedi  (ka), mercoledi  (mizu), giovedi  (moku), venerdi  (kane), sabato  (tuti), domenica  (niti), east  (higasi), nord  (kita), ovest  (nisi), sud  (minami), farfalla  (chow), gatto  (neko), lungo  (nagai),lupo  (ookami), mangiare  (taberu), occhi  (me), pazzo  (kitigai), ragazza  (onna), ragazzo  (otoko), sole  (taiyou), tokyo  (tokyo), via  (yuku), vicino  (chikai).

Se da una parte i kanji vengono utilizzati per la grafia di termini che hanno effettivamente un'origine cinese (secondo principi in parte comuni alle due lingue) dall'altra sono utilizzati da secoli per la resa della lingua nipponica, in generale per rappresentare le parti orfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi (come i semantemi). Un kanji puo cosi rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi o, integralmente, una buona parte dei sostantivi della lingua giapponese. La lettura detta on di un kanji deriva fonologicamente dal suono originario della sillaba cinese a cui e associato. La lettura detta kun e la parola o la parte di una parola che il kanji rappresenta nel sistema convenzionale utilizzato per la scrittura delle espressioni enuinamente giapponesi. I kanji possono avere piu letture on in quanto gli stessi vocaboli coi corrispondenti kanji furono importati dalla Cina in epoca diverse, in cui dunque la pronuncia era mutata. Il numero totale di kanji esistenti e oggetto di discussione. Il "Daikanwa Jiten" ne riporta circa 50.000 ed e considerato un elenco abbastanza completo, tuttavia recenti dizionari cinesi sono arrivati a contenerne fino a oltre 80.000, molti di essi pero non usati comunemente, ne nella stessa Cina, ne in Giappone. Per poter leggere un comune articolo di quotidiano in giapponese, e sufficiente conoscere tra i 2000 e i 2500 kanji.

 

I KANA

I kana invece sono composti da due scritture i hiragana e i katakana, ke ognuno di essi ha un'alfabeto ke lo identifica con cui si formano le parole giapponesi. I katakana si usano per formare le parole straniere (per esempio bar) o i nomi propri (per esempio luisa), invece i hiragana per il resto. Adesso vi inseriro le tabelle del alfabeto dei katakana e dei hiragana.

KATAKANA

HIRAGANA

 

Lo hiragana è impiegato specialmente per i prefissi, i suffissi, le particelle (o posposizioni) — parti grammaticali giapponesi che non si rappresentano con i kanji —, e per trascrivere la pronuncia di questi ultimi (prendendo il nome di furigana). Lo hiragana è facilmente distinguibile dal katakana per la sua forma corsiva, con tratti arrotondati, ben diversi dalle forme rigide dell'altro sillabario: scritti con i rispettivi sistemi, avremo hiragana ひらがな e katakana カタカナ. "Hiragana" significa "carattere prestato di uso comune", con riferimento  all'origine dagli ideogrammi e alla sua forma corsiva. Nello hiragana, come nel katakana, ogni carattere non corrisponde esattamente ad un fonema vocalico o consonantico, come avviene in molte lingue occidentali scritte con alfabeti, ma a un'intera sillaba. Vi sono sillabe formate da una sola vocale, o da consonante e vocale; si dividono tradizionalmente in sillabe pure, impure, semipure, contratte. Le sillabe pure seion sono formate da una sola vocale, da una consonante che precede una vocale, e dalla n sillabica. Facendo seguire dal segno diacritico dakuten (anche detto nigori "impurità") quelle sillabe pure la cui consonante è sorda, si ottengono le corrispondenti sillabe impure dakuon nelle quali la consonante iniziale è sonora: per esempio, ka diventa ga, shi diventa ji, he diventa be. Facendo seguire le sillabe che cominciano per h, inclusa fu, dal segno diacritico handakuten (anche detto maru "cerchio"), si ottengono le sillabe semipure handakuon che hanno come consonante iniziale p: quindi he diventa pe.

Il sillabario hiragana, al pari del katakana, è propriamente composto dai 46 caratteri che rappresentano le sillabe pure, e spesso è detto – arrotondando il numero – gojūon "i cinquanta suoni"; ma a questi si aggiungono le 20 sillabe impure, le 5 sillabe semipure e le 36 sillabe contratte: in tutto 107 sillabe

Lo hiragana viene utilizzato per parole per le quali non vi sono kanji, cioè particelle come kara から "da", suffissi come san さん "signore, signora". Lo hiragana è anche usato per parole per le quali la forma ideografica kanji non è conosciuta da chi scrive, o si presume che non sia conosciuta da chi legge, o è troppo formale per il contesto in cui si scrive. Le inflessioni dei verbi e degli aggettivi si scrivono in hiragana: ad esempio, in 食べました tabemashita ("mangiare" al passato affermativo in forma gentile), dove tabe- è la radice verbale e -mashita è il verbo ausiliare, -bemashita è scritto in hiragana, mentre solo la sillaba iniziale ta- della base verbale è rappresentata con un kanji. Quest'uso è detto okurigana.

Si chiama furigana un altro frequente uso dello hiragana, quello che ha il fine di rappresentare la pronuncia del kanji quando questo è poco noto, o in ambito didattico: in questi casi il carattere fonetico è scritto in piccolo sopra a quello ideografico (o accanto, se la scrittura è verticale).

La pronuncia

 

Come è già stato detto, il giapponese si basa sulle sillabe semplici, formate da consonante + vocale. La pronuncia standard è basata sull'accento di Tokyo. Rimane da dire che queste possono essere raddoppiate (se precedute da una piccola tsu, o, in alcuni casi, da una n), e anche le vocali possono essere allungate (con la ripetizione della stessa o con l’aggiunta di una u o di una i a seconda dei casi). Suona strano ad un italiano il raddoppio del suono sh, ma anche questo è presente nella lingua giapponese. Le consonanti hanno un suono molto simile all'italiano, con pochissime eccezioni: la h è aspirata; la r ha un suono più vicino a una l e ha una sfumatura del suono della d; wa si legge come ua facendo avvicinare le labbra ma senza che si tocchino; fu ha un suono simile a hu aspirato; il suono tsu () è come la nostra z sorda, invece zu () corrisponde alla z sonora (suono dzu). Non esiste un accento tonico come concepito nelle lingue neolatine. La vocale i della sillaba shi e la u tendono a non essere pronunciate (es. desu, deshita, si leggono rispettivamente des' e desh'ta). L'accento regionale della zona del Kansai (Osaka, Kyoto) invece tende a pronunciare marcatamente anche le u e le i di shi.

Pronunce irregolari

Solo 3 particelle hanno una pronuncia irregolare: (ha) che si pronuncia wa, (wo) che si pronuncia o e (he) che si pronuncia e. Queste letture irregolari si applicano solo quando il fonema è usato come particella. Nel caso di ci sono anche altre poche eccezioni dovute a rimanenze arcaiche della particella d'argomento in parole ormai indipendenti, per esempio ではありません (dewa arimasen, traduzione: non è) o こんにちは (konnichiwa, buongiorno). La sillaba è esclusivamente particella e non compare in nessuna altra parola giapponese

È quasi completamente inversa a quella italiana. All'inizio della frase in genere si trova l'argomento della frase, che spesso è il soggetto stesso, contrassegnato dalla particella wa . Poi vengono i complementi indiretti come quelli di luogo, di mezzo, di agente eccetera. Seguono il soggetto reale (se non coincide con l'argomento, particella ga ) e il complemento diretto (complemento oggetto o ). I complementi di specificazione (particella no ) e gli aggettivi precedono sempre il sostantivo al quale si riferiscono. Infine viene il verbo. Esempio: "Watashi wa tomodachi ni nihongo de nagai tegami o kakimasu" "私は友達に日本語で長い手紙を書きます。", traduzione ""Io (letteralmente parlando di me) scrivo una lunga lettera in giapponese a un amico". Questa diversa struttura determina anche una logica del discorso opposta alla nostra: le cose secondarie e i particolari hanno più risalto mentre l'oggetto centrale del discorso è invece più nascosto, sfumato, evitando di dare così alle frasi un tono troppo diretto. La mancanza di tempi verbali, di singolare, plurale, maschile e femminile danno anche alla frase una sfumatura più vaga e ambigua rispetto all'italiano.

Questo è l’elenco ordinato per numero di tratti dei 214 radicali dei kanji nella lingua giapponese. Ogni ideogramma ha un radicale (o è interamente costituito dal radicale), e questo aiuta nella comprensione del significato del kanji nella sua integrità, poiché ciascun carattere non è che un insieme di elementi dei quali uno è considerato "principale", per l’appunto, il radicale. Questi non sono sempre divisi solamente per numero di tratti, ma anche a seconda della loro posizione all’interno dei kanji. Infatti possono trovarsi:

へん (Hen), a sinistra

つくり (Tsukuri), a destra

かんむり (Kanmuri), in alto

あし (Ashi), in basso

たれ (Tare), all’angolo in alto a sinistra

にょう (Nyō), all’angolo in basso a sinistra

かまえ (Kamae), ai quattro angoli, intorno

Tratti

- [ni]: due

- けいさんかんむり, なべぶた [keisankanmuri, tabebuta]: tetto, copertura

- ひと, にんべん, ひとがしら, ひとやね [hito, ninben, hitogashira, hitoyane]: persona

- にんにょう, ひとあし [ninnyō, hitoashi]: gambe

- いる, いりがしら, いりやね [iru, irigashira, iriyane]: entrare

- はち, はちがしら [hachi, hachigashira]: otto

- けいがまえ, まきがまえ, どうがまえ [keigamae, makigamae, dōgamae]: racchiudere

- わかんむり [wakanmuri]: corona, copertura

- にすい [nisui]: ghiaccio, acqua

- つくえ, つくえきにょう, かぜかんむり [tsukue, tsukuekinyō, kazekanmuri]: tavolo, vento

- かんにょう, うけばこ [kannyō, ukebako]: contenitore, scatola aperta

; - かたな, りっとう [katana, istudō]: spada, coltello, lama

- ちから, いきづくり [chikara, ikizukuri]: forza, potere

- つつみがまえ [tsutsumigamae]: avvolgere

- [hi, saji]: cucchiaio

- はこがまえ [hakogamae]: scatola, cassa

- かくしがまえ [kakushigamae]: nascondere

- じゅう [jū]: dieci

- ぼくのと [bakunoto]: oracolo

- ふしづくり, わりふ [fushizukuri, warifu]: marchio, sigillo

- がんだれ [gandare]: dirupo, scogliera

- [mu]: personale, privato

- また [mata]: ancora, di nuovo

- くち, くちべん [kuchi, kuchiben]: bocca

- くにがまえ [kunigamae]: confine, bordo

- つち, つちへん [tsuchi, tsuchihen]: terra

- さむらい, さむらいかんむり [samurai, samuraikanmuri]: uomo, allievo

- ふゆがしら [fuyugashira]: inverno

- すいにょう, ちかんむり, のまたかんむり [suinyō, chikanmuri, nomatakanmuri]: seguire, andare lentamente

- ゆう, ゆうべ [yū, yūbe]: sera, notte

- だい, だいかんむり, だいかしら [dai, daikanmuri, daigashira]: grande, largo

- おんな, おんなへん [onna, onnahen]: donna

- , こへん [ko, kohen]: figlio, bambino

- うかんむり [ukanmuri]: tetto, casa

- すん, すんづくり [sun, sunzukuri]: pollice ( var ver = navigator.appName; if (ver == "Microsoft Internet Explorer") { document.write(''); }else{ document.write('

- しょう, しょうかんむり, ちいさい [shō, shōkanmuri, chiisai]: piccolo

尢; - だいのまげあし [dainomageashi] : zoppo

- しかばね, しかばねかんむり [shikabane, shikabanekanmuri]: copertura, cadavere

- てつ, くさのめ [tetsu, kusanome]: germoglio

- やま, やまへん [yama, yamahen]: montagna

; - まがりかわ, かわ [magarikawa, kawa]: fiume, corso d’acqua (tortuoso)

- こう, たくみへん [kō, takumihen]: lavoro, tecnica

; ; - おのれ, すでに, [onore, sudeni, mi]: l’io

- はば, はばへん, きんべん [haba, habahen, kinben]: tessuto, vestito, stoffa

- かん, いちじゅう [kan, ichijū]: asciugare, scudo

- よう, いとがしら [yō, itogashira]: filo

广 - まだれ [madare]: tetto spiovente

- えんにょう, いんにょう [ennyō, innyō]: muovere, allungare

- こまぬき, にじゅうあし, きょう [komanuki, nijūashi, kyō]: mani piegate

- よく, しきがまえ, いぐるみ [yoku, shikigamae, igurumi]: giavellotto

- ゆみ, ゆみへん [yumi, yumihen]: arco

; - けいがしら [keigashira]: testa di maiale

- さんづくり, けかざり [sanzukuri, kekazari]: pettinatura, lievi raggi

- ぎょうにんべん [gyōninben]: andare, strada

; - こころ, りっしんべん, したごころ [kokoro, risshinben, shitagokoro]: cuore, anima

- ほこ, ほこづくり [hako, hakozukuri]: arma, colpire

; - , とかんむり, とだれ [to, tokanmuri, todare]: porta

; - , てへん [te, tehen]: mano

- しにょう, えだにょう [shinyō, edanyō]: ramo

; - ぼくづくり, ぼくにょう, のぶん [bokuzukuri, bokunyō]: attività, colpire

- ぶん, ぶんにょう [bun, bunnyō]: lettera, letteratura, frase

- とます, [tomasu, to]: mestolo

- おの, おのづくり [ono, onozukuri]: scure, accetta

- ほう, ほうへん, かたへん [hō, hōhen, katahen]: direzione, bandiera

; - なし, むにょう, すでのつくり [nashi, munyō, sudenozukuri]: no, negazione

- , ひへん, にちへん [hi, hihen, nichihen]: sole, giorno

- ひらび, いわく [hirabi, iwaku]: dire

- つき, つきへん [tsuki, tsukihen]: luna, mese

- , きへん [ki, kihen]: albero, legno

- あくび, けんづくり [akubi, kenzukuri]: difetto, mancanza

- とめる, とめへん [tomeru, tomehen]: fermare, fermarsi

; - がつへん, かばねへん [gatsuhen, kabanehen]: morte, morire

- ほこづくり, るまた [hokozukuri, rumata]: lancia, azione

; - なかれ, はは [nakare, haha]: no, madre

- ならびひ, くらべる [narabihi, kuraberu]: confrontare

- [ke]: capelli

- うじ [uji]: famiglia, generazione

- きがまえ [kigamae]: aria, vapore

; ; - みず, さんずい, したみず [mizu, sanzui, shitamizu]: acqua, gocce

; - , ひへん, れっか [hi, hihen, rekka]: fuoco, fiamme

; - つめ, そうにょう, つめかんむり [tsume, sōnyō, tsumekanmuri]: unghia

- ちち [chichi]: padre

- こう [kō]: mescolare

- しょうへん [shōhen]: ceppo, legna

- かた, かたへん [kata, katahen]: ceppo, legna

- きば, きばへん [kiba, kibahen]: dente, canino, zanna

; - うし, うしへん [ushi, ushihen]: mucca, bue

; - いぬ, けものへん [inu, kemonohen]: cane, animale

- げん [gen]: oscurità, buio

; - たま, たまへん, おうへん [tama, tamahen, ōhen]: gioiello

- うり [uri]: melone, cocomero

- かわら [kawara]: tessera, piastrella

- あまい, かん [amai, kan]: dolce

- いきる, うまれる, せい [ikiru, umareru, sei]: nascere, vita

- もちいる, よう [morairu, yō]: usare

- , たへん [ta, tahen]: risaia

- ひき [hiki]: rotolo di stoff

- やまいだれ [yamaidare]: malattia, nausea

- はつがしら [hatsugashira]: gambe divaricate

- しろ, はくへん [shiro, hakuhen]: bianco

- けがわ, ひのかわ [kegawa, hinokawa]: pelle, nascosto

- さら [sara]: piatto

; - , めへん [me, mehen]: occhio

- ほこ, ほこへん [hoko, hokohen]: alabarda

- , やへん [ya, yahen]: freccia

- いし, いしへん [ishi, ishihen]: pietra

; - しめす, しめすへん [shimesu, shimesuhen]: altare, religione

- じゅうのあし [jūnoashi]: orma di piede

- のぎ, のぎへん [nogi, nogihen]: grano

- あな, あなかんむり [ana, anakanmuri]: buco

- たつ, たつへん [tatsu, tatsuhen]: stare in piedi

- たけ, たけかんむり [take, takekanmuri]: bambù

- こめ, こめへん [kome, komehen]: riso

- いと, いとへん [ito, itohen]: filo

- ほとぎ, ほとぎへん [hotoki, hotokihen]: vaso di terracotta

- あみめ, あみがしら [amime, amigashira]: rete

- ひつじ, ひつじへん [hitsuji, hitsujihen]: pecora

; - はね [hane]: ala, piuma

; - おいかんむり [oikanmuri]: vecchio, anziano

- しこうして [shikōshite]: anche, pure

- らいすき, すきへん [raisuki, sukihen]: aratro

- みみ, みみへん [mimi, mimihen]: orecchio

- いつ, ふでづくり [itsu, fudezukuri]: pennello da scrittur

; - にく, にくづき [niku, nikuzuki]: carne

- しん, おみ [shin, omi]: servitore

- みずから [mizukara]: l’io

- いたる, いたるへん [itaru, itaruhen]: arrivare, raggiungere

- うす [usu]: mortaio

- した, したへん [shita, shitahen]: lingua

- まいあし [maiashi]: contrario, sbagliare

- ふね, ふねへん [fune, funehen]: barca, nave

- こん, こんづくり, ねづくり, うしとら [kon, konzukuri, nezukuri, ushitora]: confine, limite

- いろ [iro]: colore

; - くさ, くさかんむり [kusa, kusakanmuri]: erba, pianta

- とらかんむり, とらがしら [torakanmuri, toragashira]: tigre

- むし, むしへん [mushi, mushihen]: insetto, verme, cavalletta

- [chi]: sangue

- ゆきがまえ, ぎょうがまえ [yukigamae, kyōgamae]: andare

; - ころも, ころもへん [koromo, koromohen]: abbigliamento

; 西; - おおいかんむり, にし [ooikanmuri, nishi]: chiusura, ovest

- みる [miru]: vedere

- つの, つのへん [tsuno, tsunohen]: angolo

; - ことば, げん, ごんべん [kotoba, gen, gonben]: dire, parola, parlare

- たに, たにへん [tani, tanihen]: valle

- まめ, まめへん [mame, mamehen]: fagiolo

- いのこ, いのこへん, ぶた [inoko, inokohen, buta]: maiale

- むじなへん [mujinahen]: tasso, rettile

- かい, かいへん, こがい [kai, kaihen, kogai]: ricchezza, conchiglia

- あか [aka]: rosso

- はしる, そうにょう [hashiru, sōnyō]: correre

; �� - あし, あしへん [ashi, ashihen]: gamba, piede

- , みへん [mi, mihen]: corpo

- くるま, くるまへん [kuruma, kurumahen]: macchina, veicolo, automobile

- しん, からい [shin, karai]: amaro

- しんのたつ [shinnotatsu]: mattina

; - しんにょう, しんにゅう [shinnyō, shinnyū]: avanzare

; - むら, おおざと [mura, oozato]: comunità

- とりへん, ひよみのとり, さけのとり [torihen, hiyominotori, sakenotori]: sakè, alcolico, uccello

- のごめ, のごめへん [nogome, nogomehen]: dividere

- さと, さとへん [sato, satohen]: villaggio

; - かね, かねへん [kane, kanehen]: oro, metallo

- ながい [nagai]: lungo

- もん, もんがまえ, かどがまえ [mon, mongamae, kadogamae]: cancello, porta

; - おか, こざとへん [oka, kozatohen]: collina

- れいづくり [reizukuri]: catturare

- ふるとり [furutori]: uccellino

- あめ, あめかんむり [ame, amekanmuri]: pioggia

; - あお [ao]: blu, verde, pallido

- あらず [arazu]: sbagliato, opposto

- めん [men]: faccia, superficie

- かわへん, つくりがわ [kawahen, tsukurigawa]: cuoio, pelle

- なめしがわ [nameshigawa]: cuoio, pelle

- にら [nira]: porro

- おと, おとへん [oto, otohen]: suono, rumore

- おおがい [oogai]: testa, pagina

- かぜ [kaze]: vento

- とぶ [tobu]: volare

; - しょく, しょくへん [shoku, shokuhen]: mangiare, cibo

- くび [kubi]: testa

- かおり [kaori]: profumo, odore

- うま, うまへん [uma, umahen]: cavallo

- ほね, ほねへん [hone, honehen]: osso

- たかい [takai]: alto, costoso

- かみかんむり, かみがしら [kamikanmuri, kamigashira]: capelli lunghi

- とうがまえ, たたかいがまえ [dōgamae, tatakaigamae]: combattimento

- ちょう, においざけ [chō, nioizake]: erba (aromatica)

- かなえ [kanae]: treppiede

- おに, きにょう [oni, kinyō]: demone

- さかな, うおへん [sakana, uohen]: pesce

- とり, とりへん [tori, torihen]: uccello

- しお [shio]: sale

鹿 - しか [shika]: cervo

; - むぎ, ばくにょう [mugi, bakunyō]: grano, frumento

- あさ, あさかんむり [asa, asakanmuri]: canapa

; - [ki]: giallo

- きび [kibi]: miglio

; - くろ [kuro]: nero

- ぬいとり, ふつへん [nuitori, futsuhen]: ricamo

- べんあし, かえる, べん [ben’ashi, kaeru, ben]: rana

- かなえ [kanae]: treppiede

- つづみ [tsuzumi]: tamburo

- ねずみ, ねずみへん [nezumi, nezumihen]: topo

- はな, はなへん [hana, hanahen]: naso

; - せい [sei]: simile

; - , はへん [ha, hahen]: dente

- やく, ふえ [yaku, fue]: flauto

 

QULCHE PAROLA IN GIAPPONESE

 

 

caro
(costoso)

adj

domani

adv

mese

n

rimanere

v

Giapponese

高い  
takai ]  

明日  
ashita ]  

ヶ月  
kagetsu
 ]  
  
altra(e) forma(e) : tsuki

  
esempio : nikagetsu go modorimasu

いる  
iru
 ]  
  
esempio :  soko ni isshuukan imashita

 

ramo -

eda


えだ エダ

 


acqua -

mizu


みず ミズ

 

 


pianta [organismo vegetale]

shokubutsu


植物 しょくぶつ ショクブツ

 


foresta -

mori


もり モリ はやし ハヤシ

 

GERUNDIO


Per fare il gerundio basta prendere il passato e sostituire te con ta (per il gruppo 2 sostituire nel presente ru con te), ma ci sono due eccezioni nel gruppo 1: bu,mu,nu non finiscono in nte ma in nde e gu non finisce in ite ma ide (e iku diventa itte, kuru diventa kite, suru diventa shite).

Significato => lettura => presente => pres. formale => passato => passato formale => gerundio
volare =>
とぶ => 飛ぶ => 飛びます => 飛んだ => 飛びました => 飛んで
morire =>
しぬ => 死ぬ => 死にます => 死んだ => 死にました => 死んで
ascoltare =>
きく => 聞く => 聞きます => 聞いた => 聞きました => 聞いて
leggere =>
よむ => 読む => 読みます => 読んだ => 読みました => 読んで

andare =>
いく => 行く => 行きます => 行った => 行きました => 行って
parlare =>
はなす => 話す => 話します => 話した => 話しました => 話して
nuotare =>
およぐ => 泳ぐ => 泳ぎます => 泳いだ => およぎました => およんで
mangiare (group2)=>
たべる => 食べる => 食べます => 食べた => 食べました => 食べて
venire =>
くる => 来る => 来ます(きます) => 来た(きた) => 来ました(きました) => 来て(きて)
fare =>
する => する => します => した =>しました => して


Il gerundio serve per unire due frasi con azioni contemporane:
Io sono andato a scuola e ho letto un manga =>
わたしは がっこうに いって、まんがをよんだ => 私は学校に行って、漫画を読んだ.
E' usato anche per fare delle richieste (è un imperativo molto mite) usando kudasai:
Un attimo, aspetta =>
ちょっと まって ください => ちょっと 待って 下さい

 

 

VOCABOLI INDISPENSABILI


Buon giorno => ohayo =>
おはよ oppure più formalmente  ohayo gozaimasu おはよございます.
Buon pomeriggio/ciao => konnichiwa =>
こんにちは
 (notare l'ultima sillaba)
Buona sera => konbanwa => 
こんばんは
(notare l'ultima sillaba)
Buona notte =>oyasuminasai =>
おやすみなさい

Arrivederci => sayoonara =>
さようなら 
Bye bye => bai bai =>
バイ バイ
(saluto molto informale scritto in katakana perchè importato dall'inglese)
Itte rasshai (
いって らっしゃい
) è un augurio di tornare a casa in salute (si usa ad esempio se un componente della famiglia sta uscendo di casa).
Itte kimasu (
いって きます
) è la risposta all'augurio precedente e vuol dire ci vediamo dopo (letteralmente vado e torno).
Tadaima (
ただいま
) vuol dire 'sono tornato'
Oka-eri (benvenuto a casa). In modo formale "Oka-eri-nasai"
Come stai? => ogenki desu ka =>
おげんきですか
(letteralmente 'sei in salute?') (meno formalmente basta dire genki (salute))(la o iniziale è onorifica)
Si  No => hai  iie =>
はい  いいえ

Grazie => arigatoo =>
ありがとう oppure più formale arigatoo gozaimasu => ありがとうございます oppure doomoarigatoo  o più formalmente doomoarigatoo-gozaimasu (どうもありがとうございます)
Prego => dooitashimashite =>
どういたしまして

Grazie per il cibo, buon appetito => Itadakimasu =>
いただきます(prima di mangiare.... esprime apprezzamento per il cibo e il cuoco)
Grazie per l'ottimo cibo => gochisoosamadeshita (letteralmente è stato un banchetto) =>
ごちそうさまでした
(dopo aver mangiato)
Mi dispiace => gomennasai =>
ごめんなさい
(o più semplicemente gomen)
Scusa => sumimasen =>
すみません
(oppure shitsurei shimasu)
Scusa il disturbo (interruzione) => ojamashimasu =>
おじゃまします

Benvenuto => irasshai =>
いらっしゃい
Benvenuto nella nostra casa => wagayahe yookoso =>
わがやへ ようこそ
Il mio nome è #. Piacere di conoscerla => Hajimemashite. Watashi no namae wa # desu. Dozo yoroshiku =>
あじめまして。 わたしの なまえは # です。どぞよろしく Il vocabolo hajimemashite (corrispondente all'inglese how do you do) è un'espressione idiomatica usata nelle presentazioni.
Permettimi di presentarmi, io sono # => jikoshookai, watashiwa # desu =>
じこしょうかい, わたしは # です

Questo è il mio insegnante => kochirawa watashino sensei desu =>
こちらは わたしの せんせい です (kochira si usa per persone di rango superiore, più anziane)
Questo è il mio amico Pippo => kono hitowa tomodachino pippo desu =>
この ひとは ともだちの ピッポ です
(kono hito è meno formale di kochira)
Denaro =>okane =>
おかね
la prima o è detta onorifica, ed è un prefisso della parola a cui si porta rispetto (in auesto caso il denaro...)
I seguenti sono alcuni suffissi per il nome proprio di persona:
San significa, signor, signora o signorina asseconda della persona (es. kyoko-san)  se volete essere più formali usate sama
Kun vuol dire ragazzo, di solito usato per nomi di maschi.
Chan usato per familiari o persone molto vicine, di solito con nomi femminili o bambini piccoli.
Hime significa principessa e ovviamente si usa con il nome di una principessa

Sugoi è un aggettivo che letteralmente significa terrificante, fantastico, terribile, spaventoso, orribile, meraviglioso e così via. Puoi usare questa parola ogni volta che trovi qualcosa di straordinario. Esempio: grande potere => sugoi chikara => すごい ちから (chikara vuol dire potere forza energia...)
Kakkoii (
かっこいい vuol dire attraente, di bell'aspetto (figo/ganzo...), kakkoo significa aspetto e ii significa bello. Il suo contrario è kakkoowarui (かっこうわるい
) infatti warui significa brutto.
Kimochiii (
きもちいい
) significa bella sensazione.
Yokumo (
よくも
) significa 'come osi...'
Daijoubu (
だいじょうぶ) letteralmente significa sicuro, tutto bene e OK; può essere usato sia come domanda che come risposta. Es: stai bene? ora sto bene => daijoubu ? mou daijoubu => だいじょうぶ? もう だいじょうぶ

Ti amo => Omae wo aishite iru =>
おまえを あいして いる (omae vuol dire tu riferito al genere femminile persone molto vicine o familiari)
Ti amo => anata wo aishite imasu =>
あなたを あいして います
(espressione più formale)
Cuore => kokoro =>
こころ
(letteralmente mente, cuore, spirito)
Io ce la farò! => watashi, yaru! =>
わたし やる

Ce l'ho fatta => yatta (passato di yaru) =>
やった (il soggetto di solito è sottinteso)
Attenzione => abunai =>
あぶない
 letteralmente significa pericoloso.
Magia => mahoo =>
まほう (usato anche majikku (マジック
))
Mostro => mamono =>
まもの
significa demone diavolo o spirito maligno (la scrittura in kanji è simile a mahoo)
Orco giapponese => oni =>
おに (avete presente lamù?)

 



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