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CONTINUIAMO CON IL GIAPPONESE

CIAO A TUTTI QUESTA E LA CONTINUAZIONE DELLA SEZIONE GIAPPONESE, L'HO SUDDIVISA, COSI E PIU FACILE DA GUARDARE LE VARIE COSE!! BE DOVE ERVAMO RIMASTI?AH, ADESSO RICORDO!!!!!!!!!!ADESSO QUI SOTTO COMINCERO AD INSERIRE GLI ELEMENTI BASE DEL GIAPPONESE, I PRONOMI, I VERBI E COSI VIA!!!BUON DIVERTIMENTO E MI RACCOMANDO SE NON CAPITE QUALCOSA SCRIVETEMI NEL GUESTBOOK, O SE NO ALLA MIA E-MAIL laxa90@yahoo.it , ANCHE SE VOLETE CHIEDERMI ALTRO!!!!!!!!!!!BUON PROSEGUIMENTO!!!

ELEMENTI DI BASE


Questo ¨¨ l'ordine che seguono spesso le frasi:
soggetto + tempo + luogo + termine + oggetto + verbo (Esempio: io + oggi + qui + a voi + una lezione + impartisco).
Per descrivere la funzione di una parola all'interno della frase si usano dei marcatori (ovvero delle particelle alla fine della parola a cui si riferiscono).
Per dire questa e' una matita ==>questa una matita e' ==> kore wa empitsu desu (wa e' la particella che ci interessa per marcare il soggetto mentre desu e' il presente del verbo essere (i verbi sono uguali per tutte le persone (io tu egli noi voi essi) come in inglese).
Notare che in giapponese non esiste il plurale, quindi bisogna stare attenti traducendo in italiano...
Kore vuol dire questo/questa, infatti non c'e' differenza di genere nei vocaboli.
Per leggere correttamente le frasi e i caratteri giapponesi date un'occhiata alla tabella
hiragana.
Il soggetto viene marcato con la particella wa (si scrive ‚Í
che di solito si legge ha ma si legge wa se indica il soggetto come in questo caso oppure il complemento oggetto) mentre il predicato nominale (empitsu=matita) non viene marcato.
Le parti della frase che si capiscono dal contesto non vengono esplicitate; se si dice la matita e' gialla poi si puo' anche dire e' utile senza bisogno di ripetere il soggetto e lo stesso vale per tutte le altre parti del discorso (complementi e verbi).
Se la parte del discorso e' una nuova informazione i marcatori cambiano: si puo' ripetere il soggetto (magari per enfatizzare) ma il marcatore cambia da wa in ga. Es: cosa fai tu oggi? oggi io studio giapponese! <==> 'oggi io' è' un'informazione vecchia e studio giapponese e' un'informazione nuova. Spesso il soggetto e' una vecchia informazione e il complemento oggetto e' la nuova informazione che si vuole comunicare con la frase.
Soggetto nuovo + ga ( 
‚ª) Soggetto vecchio + wa (‚Í )
complemento oggetto nuovo + o ( 
‚ð) Complemento oggetto vecchio + wa ( ‚Í)
Es: io mangio una mela ==> io una mela mangio==> io (sog) una mela (c ogg.) mangio (verbo) ==> watashi(=io) wa(marc. sog.) ringo (=mela) o (marc. c. ogg.) taberu(mangio) ==> watashiwa ringo o taberu==> watashi
‚Í ringo ‚ð taberu.
la rosa e' rossa = la rosa rossa e' = bara wa akai desu =
‚Î‚ç ‚Í ‚ ‚©‚¢ ‚Å‚·
Quindi per il soggetto si usa quasi sempre wa e si usa ga per marcare una nuova informazione spesso in una risposta.
Passiamo adesso adesso a un'altra particella che indica il
complemento di specificazione: no (
‚Ì )
(ad essere precisi indica proprieta'(es.mia mela), argomento(es.corso di giapponese) e dipendenza/provenienza(es.persona del nord).
Vediamo come si usa con un esempio: la mia mela ==> di me la mela.. ==> watashi no ringo ==> watashi
‚Ì ringo..
Per dire mio, tuo ecc. si usa il complemento di specificazione (l'aggettivo possessivo non esiste) inoltre l'ordine delle parole e' sempre rovesciato rispetto all'italiano: prima il complemento poi l'oggetto a cui si riferisce (un po' come l'inglese...). Es: il libro di Kei.. ==>di Kei il libro..==>Kei no hon ..==>Kei
‚Ì hon ..
Per fare una domanda basta aggiungere ka (
‚©) alla fine della frase. Es: questa e' una matita?==>questa una matita e'?==>kore ga empitsu desu ka?==>kore ‚ª empitsu desu ‚©?
Interrogativa + ka (
‚© )

PRONOMI PERSONALI E DIMOSTRATIVI


Ora vedremo i pronomi, la loro pronuncia, la loro scrittura hiragana e la loro scrittura con i kanji (questi ultimi potete anche saltarli per il momento). Io = watashi = ‚킽‚µ = ; tu = anata = ‚ ‚È‚½ ; egli = ‚©‚ê = ”Þ ; ella = kanojo = ‚©‚Ì‚¶‚å = ”Þ— ; noi = wareware = ‚í‚ê‚í‚ê; voi = anatagata = ‚ ‚È‚½‚ª‚½; essi = karera = ‚©‚ê‚ç.

I pronomi dimostrativi sono tre: questo = kore (‚±‚ê), codesto = sore (‚»‚ê), quello = are (‚ ‚ê).
Ovviamente sapete benissimo che questo si usa per riferire a cose vicine a chi parla, codesto per cose lontane da chi parla ma vicine a chi ascolta e quello per cose lontane sia da chi parla che da chi ascolta.
Se vengono usati non come pronomi ma come aggettivi (insieme a un sostantivo a cui si riferiscono) diventano kono, sono, ano (es. questo libro=kono hon).
io sono #nome# = io #nome# sono = watashi wa #nome# desu = ‚킽‚µ‚Í #nome# ‚Å‚·
tu sei Mario = anata wa Mario desu =
‚ ‚È‚½ ‚Í ƒ}ƒŠƒI ‚Å‚·
io sono italiano (italia+jin) = watashiwa italiajin desu =
‚킽‚µ‚Í ƒCƒ^ƒŠƒA‚¶‚ñ ‚Å‚·
tu sei americano = anatawa amerikajin desu =
‚ ‚È‚½‚Í ƒAƒƒŠƒJ‚¶‚ñ ‚Å‚·
questa rosa è rossa = questa rosa rossa è = kono bara wa akai desu =
‚±‚Ì ‚Î‚ç ‚Í ‚ ‚©‚¢ ‚Å‚·
questo è un libro = kore wa hon desu =
‚±‚ê ‚Í ‚Ù‚ñ ‚Å‚·
questa è una matita = kore wa empitsu desu =
‚±‚ê ‚Í ‚¦‚ñ‚Ò‚Â ‚Å‚·
questa è una matita? = kore wa empitsu desu ka?=
‚±‚ê ‚Í ‚¦‚ñ‚Ò‚Â ‚Å‚· ‚©?
si, una matita rossa = hai, akai empitsu desu =
‚Í‚¢ ‚ ‚©‚¢ ‚¦‚ñ‚Ò‚Â ‚Å‚·
quella è la mia matita = sore wa watashino empitsu desu =
‚킽‚µ‚Ì ‚¦‚ñ‚Ò‚Â ‚Å‚·
quella è la mia mela = sore wa watashino ringo desu =
‚»‚ê ‚Í ‚킽‚µ‚Ì ‚è‚ñ‚² ‚Å‚·


AGGETTIVI


Poiche' gli aggettivi includono nel loro significato il verbo essere, al pari dei verbi hanno una coniugazione.
Il presente lo trovate sul dizionario e finisce sempre in -i (

la tua mela e' saporita = anatano ringowa oishii desu = ‚ ‚È‚½‚Ì ‚è‚ñ‚² ‚Í ‚¨‚¢‚µ‚¢ ‚Å‚·

C'e' anche un gruppo di quasi-aggettivi che in genere finiscono in -na e che si coniugano diversamente: il presente si fa aggiungendo desu, il passato si fa aggiungendo deshita,  il presente negativo dehaarimasen o jaarimasen e il passato negativo dehaarimasendeshita o jaarimasendeshita. (eccezione: anche kirei, kirai e yuumui appartengono a quest'ultimo gruppo pur finendo in -i).

VERBI


In giapponese esistono due forme per il presente: una informale (che coincide con la forma del dizionario) e una formale usata quando si parla con qualcuno di rango piu' alto, piu' anziano, uno sconosciuto ecc. (un po' come dare del lei..).
Il verbo essere ha rispettivamente le forme presente informale, presente formale, passato informale, passato formale:da ( ‚¾) desu ( ‚Å‚· ) datta ( ‚¾‚Á‚½ ) deshita ( ‚Å‚µ‚½ ) e le forme negative denai ( ‚Å‚È‚¢ ), denaidesu/dearimasen ( ‚Å‚È‚¢‚Å‚·/‚Å‚í‚ ‚è‚Ü‚¹‚ñ ), denakatta ( ‚Å‚È‚©‚Á‚½ ), dearimasendeshita ( ‚Å‚ ‚è‚Ü‚¹‚ñ‚Å‚µ‚½ ).
I verbi si dividono in due gruppi: il gruppo 1 è composto dai verbi la cui forma sul dizionario finisce in -u ad eccezione dei verbi che finiscono in -iru (
‚¢‚é ) ed -eru (‚¦‚é)
che compongono il gruppo 2 ( fanno eccezione i verbi kaeru e hairu che appartengono al gruppo 1 e i due verbi irregolari suru(=fare) e kuru(=venire) che sono descritti piu' avanti).

Presente


Il presente informale dei verbi si trova sul dizionario.Il presente formale del gruppo 1 e' dato dal verbo senza la -u (

g1g2 pres. negativo formale=pres.formale-su+sen (oppure in modo piu' colloquiale pres.negativo+desu ( validi per g1 e g2)

Passato


Il passato informale del gruppo 1; si sostituisce l'ultima sillaba in questo modo su=>shita ku=>ita gu=>ida tsu=>tta ru=>tta u=>tta nu=>nda mu=>nda bu=>nda (i verbi 1 al passato finiscono in shita,ita,ida,tta,nda)(eccezione il verbo iku(andare) diventa ita non iita).
g1=verbo-sillaba+shita/ita/ida/tta/nda (
‚µ‚½ ‚¢‚½ ‚¢‚¾ ‚Á‚½ ‚ñ‚¾ )
Per il gruppo 1 basta sostituire alla -ru finale -ta
g2=radice+ta (
‚½ )
La forma negativa e' pres.negativo-i+nakatta
Il passato formale e'
g1=radice+imashita ( ‚¢‚Ü‚µ‚½ )
g2=radice+mashita (
‚Ü‚µ‚½ )


Verbi irregolari


Kuru e suru, i due verbi irregolari hanno il presente formale kimasu e shimasu, il passato kita e shita, il passato formale kimashita e shimashita, le forme negative shinai e konai, shimasen e kimasen, konakatta e shinakatta, ....
Esempi:
io mangio il sushi = watashiwa sushiwo taberu (informale)=

 

GRAMMATICA DELLE PARTICELLE

PARTICELLA HE


Moto a luogo con verbi di movimento da un posto a un altro (es. iku,kuru,kaeru).   
Es.io domani a Roma vado(andro') => watashiwa ashita Roma he iku =>

io domani verro' in facolta' => watashiwa ashita daigaku he kuru => ‚킽‚µ‚Í ‚ ‚µ‚½ ‚¾‚¢‚ª‚­‚Ö ‚­‚é
tu torni a casa => anatawa uchi he kaeru =>
‚ ‚È‚½ ‚Í ‚¤‚¿‚Ö ‚©‚¦‚é.

PARTICELLA DE

 

Indica lo stato in luogo con verbi di azione e non con verbi di esistenza (con i quali si usa la particella ni).
Es. io a casa leggo un manga => watashiwa uchi de manga o yomu =>
‚킽‚µ‚Í ‚¤‚¿ ‚Å ‚Ü‚ñ‚ª ‚ð ‚æ‚Þ
Iindica con cosa ci si sposta da un luogo a un altro con i verbi di  movimento e con kakaru (
‚©‚©‚é)
Es. io vado al parco con l'autobus => watashiwa bus de kooen he iku =>
‚킽‚µ‚Í ƒoƒX‚Å ‚±‚¤‚¦‚ñ‚Ö ‚¢‚­
Da casa al parco in bici 15 minuti impiego=> uchikara kooenmade jitenjade juugo hun kakaru =>
‚¤‚¿‚©‚ç ‚±‚¤‚¦‚ñ‚Å ‚¶‚Ä‚ñ‚µ‚á‚Å ‚¶‚イ‚² ‚Ó‚ñ ‚©‚©‚é

Indica a che lingua ci si riferisce.
Es. 'rosa' in giapponese cos'e'? bara ! => 'rosa' wa nihongo de nan desu ka? bara! =>
ƒƒT‚Í ‚É‚Ù‚ñ‚² ‚Å ‚È‚ñ ‚Å‚· ‚©H ‚΂çI


PARTICELLA GA


Indica il soggetto della frase (l'abbiamo gia' vista...)

PARTICELLA O


Indica il complemento oggetto (vi ricordo che il carattere

o diventa wa nelle frasi negative (quando e' l'informazione contenuta nel complemento oggetto a essere negata)

PARTICELLA WA
Il marcatore di vecchia informazione, soggetto o complemento oggetto (si ottiene digitando ha nell'IME).
Vi ricordo che si usa per marcare un soggetto o un complemento oggetto che rappresentano vecchie informazioni; bisogna pero' aggiungere che anche altri complementi possono riportare vecchie informazioni e in questo caso dopo la particella corrispondente si aggiunge wa.
Cosi' abbiamo niwa, dewa, karawa..

PARTICELLA NO


Indica proprieta'. Es.la mia mela => watashi no ringo =>
‚킽‚µ ‚Ì ‚è‚ñ‚²
Indica argomento. Es.corso di giapponese => nihongono koosu =>
‚É‚Ù‚ñ‚² ‚Ì ƒR[ƒX

Indica dipendenza/provenienza. Es.Keiko dall'universita' di Tokyo => tookyoo daigaku no Keiko =>
‚Æ‚¤‚«‚傤 ‚¾‚¢‚ª‚­ ‚Ì ‚¯‚¢‚±



PARTICELLA NI

 

Indica l'ggetto indiretto (dativo). Es. io do a te(ogg.ind.) questo libro=>Kono hon o(c. ogg.) anata ni (ogg. ind.) ageru(=dare) =>
Es. la mia casa e'(uso diverso dalla copula) in Italia => watashino uchiwa Italia ni aru =>
‚킽‚µ‚Ì ‚¤‚¿‚Í ƒCƒ^ƒŠƒA‚É ‚ ‚é
io sono in Italia => watashiwa Italia ni iru =>
‚킽‚µ‚Í ƒCƒ^ƒŠƒA‚É ‚¢‚é (aru si usa per oggetti inanimati altrimenti si usa iru).

‚±‚Ì ‚Ù‚ñ ‚ð ‚ ‚È‚½ ‚É ‚ ‚°‚é.

Indica dove qualcuno o qualcosa esiste (stato in luogo) con verbi di esistenza come iru e aru (‚¢‚é e ‚ ‚é).

Indica il complemento di tempo determinato (non continuato) con avverbi di tempo determinato e non si usa con copula e verbi di esistenza ma solo con verbi di azione o movimento (come nomu kiku o iku kuru).
Es. la signorina Kyoko martedi' mangero' il sushi => Kyoko san wa kayoobi (martedi') ni sushi o taberu =>
‚«‚傱‚³‚ñ‚Í@‚©‚悤‚Ñ‚É@‚·‚µ‚ð ‚½‚ׂé.
io il 5 leggero' un libro => watashi wa gohi ni hon o yomu =>
‚킽‚µ‚Í ‚²‚Ð ‚É ‚Ù‚ñ ‚ð ‚æ‚Þ..
Se gli avverbi di tempo si riferiscono a un tempo relativo a quando la frase viene detta o scritta non serve ni.    
Es.‚«‚Ì‚¤(ieri) ‚«‚傤(oggi), ‚ ‚µ‚½(domani), ‚ ‚³‚Á‚Ä(dopodomani), ‚±‚ñ‚µ‚イ(questa settimana), ‚ç‚¢‚µ‚イ(la prossima settimana), ‚³‚ç‚¢‚µ‚イ(la settimana dopo la prossima),  ‚µ‚イ‚Ü‚Â (weekend).
Non si usa ni per esprimere tempo continuato come ad es.un mese => ikkagetsu =>
‚¢‚Á‚©‚°‚Â
Ni non si usa mai con la copula (
‚Å‚· ) o forme derivate. 
 
Es. oggi e' il 20 gennaio => kyouwa ichigatsu hatsuka desu =>
‚«‚傤‚Í ‚¢‚¿‚ª‚ ‚͂‚© ‚Å‚·.
Non si usa ni dopo la parola quando (
‚¢‚Â) ma si usa per parole come che giorno Puoì essere usata per contare.
Es. tre volte alla settimana => ichijuukan(una settimana) ni sankai(tre volte) =>
‚¢‚¿ ‚¶‚イ‚©‚ñ ‚É ‚³‚ñ‚©‚¢
quante volte alla settimana... =>  ichijuukan ni nankai ...=>
‚¢‚¿‚¶‚イ‚©‚ñ ‚É ‚È‚ñ‚©‚¢....


PARTICELLA TO

(‚È‚ñ‚É‚¿), che giorno della settimana(‚È‚ñ‚悤‚Ñ), che mese (‚È‚ñ‚ª‚Â), che anno (‚È‚ñ‚Ë‚ñ). 
Es. quando leggi il libro? => anatawa itsu (prima il sogg. poi il tempo) hon o yomu ka? =>
‚ ‚È‚½‚Í ‚¢‚ ‚Ù‚ñ ‚ð ‚æ‚Þ ‚©
che giorno della settimana leggi il libro? => anatawa nanyoubi hon o yomu ka? =>
‚ ‚È‚½‚Í ‚Ȃɂ傤‚Ñ ‚É ‚Ù‚ñ ‚ð ‚æ‚Þ ‚©

Si usa ni per indicare l'ora (con verbo di azione o movimento). Es. la signorina Sakura torna a casa alle 4 => sakurasan yoji ni uchihe kaeru => ‚³‚­‚炳‚ñ‚Í ‚悶‚É ‚¤‚¿‚Ö ‚©‚¦‚é
tu a che ora torni a casa? => anatawa nanji ni uchihe kaeruka? =>
‚ ‚È‚½‚Í ‚È‚ñ‚¶ ‚É ‚¤‚¿‚Å ‚©‚¦‚é‚©


Complemento di compagnia. Es. egli tona a casa con gli amici => karewa tomodachi to uchihe kaeru =>
‚©‚ê‚Í ‚Æ‚à‚¾‚¿ ‚Æ ‚¤‚¿‚Ö ‚©‚¦‚é
Per i verbi come parlare, telefonare, incontrarsi, il complemento di compagnia e' marcato da to o da ni. Se il verbo puo' accettare entrambe le particelle, queste danno due diverse sfumature al significato della frase.
Verbi che accettano solo la particella to: pianificare=>keikaku suru=>
‚¯‚¢‚©‚­‚·‚é
Es. lui con lei organizza una festa => karewa kanojo to party o keikaku suru =>
‚©‚ê‚Í ‚©‚Ì‚¶‚å ‚Æ ƒp[ƒeƒB[‚𠂯‚¢‚©‚­‚·‚é
Verbi con solamente ni: telefonare => denwa (o) suru =>
‚Å‚ñ‚íi‚ðj‚·‚éAscrivere lettera/cartolina=>degami/hageki o kaku =>‚Ä‚ª‚Ý/‚Í‚ª‚«‚ð‚©‚­Aspedire => dasu=>‚¾‚·.
Es. io ieri sera a Ryu ho telefonato => watashiwa yoobe Ryu ni denwa o shita =>
‚킽‚µ‚Í ‚䂤‚× ‚è‚ã‚É ‚Å‚ñ‚í‚ð ‚µ‚½
io scrivo una lettera a un amico => watashiwa tomodachi ni degami o kaku =>
‚킽‚µ‚Í ‚Æ‚à‚¾‚¿‚É ‚Ä‚ª‚Ý‚ð ‚©‚­
Verbi che accettano entrambe le preposizioni ma con significato diverso: 
incontrare=>au=>
‚ ‚¤Aparlare=>hanasu => ‚Í‚È‚·, fare conversazione => hanashi o suru =>‚Í‚È‚µ‚ð‚·‚é

Con il verbo incontrare se e' un incontro casuale usate ni, se e' premeditato usate to.
Con il verbo parlare usate ni per indicare la persona a cui parlate ma usate to per indicare che la persona con cui parlate parla insieme al soggetto(diventa quasi parte del soggetto della frase).

PARTICELLE KARA-MADE-O


Da (tempo1) a (tempo2)=>(tempo1) kara (tempo2) made. 
Es. io studio giapponese dall'una alle due => watashiwa ichiji kara niji made nihongo o benkyoo desu =>
‚킽‚µ‚Í ‚¢‚¿‚¶‚©‚ç ‚É‚¶‚Ü‚Å ‚É‚Ù‚ñ‚² ‚ð ‚ׂñ‚«‚傤 ‚Å‚·
Da (luogo1) attraverso (luogo2)=>(luogo1) kara (luogo2) o
Es. da scuola attraverso il parco torno a casa =>Gakkoo kara, kooen wo uchi he kaeru =>
‚ª‚Á‚±‚¤ ‚©‚ç ‚±‚¤‚¦‚ñ ‚𠂤‚¿‚Ö ‚©‚¦‚é


PARTICELLA MO


Serve a indicare il soggetto o il complemento oggetto ma indicando 'anche' (quindi riferito a qualcosa/qualcuno gi¨¤ citato).
Es. anch'io mangio => watashimo taberu =>

ALTRE PARTICELLE

‚킽‚µ‚à ‚½‚ׂé

io mangio anche il sushi => watashiwa sushimo taberu => ‚킽‚µ‚Í ‚·‚µ‚à ‚½‚ׂé


Esistono anche particelle che non hanno una funzione strettamente grammaticale che si mettono in genere alla fine della frase:
yo (
‚æ) - la frase esprime un'opinione a cui bisogna prestare molta attenzione, yo viene usato per enfatizzare (usato spessissimo nel parlato e nei manga)
na(
‚È)/naa(‚È‚ ) - anche na ha funzione di enfasi e a volte diventa naa
ne (
‚Ë) - si traduce con un 'non e' vero?' ed e' una richiesta di assenso

ORDINE DI SCRITTURA

 

Per leggere e scrivere il giapponese è indispensabile imparare a memoria i kanji.

Alle volte sopra i kanji viene scritta la pronuncia in piccoli hiragana (come in molti manga), ma non sempre è così, quindi senza conoscerli non si può leggere.

Cercate di studiarne pochi alla volta e di scriverli tantissime volte, perché diventino automatici.

Anche i kanji seguono un ordine di scrittura. Ecco delle regole generali:

 

- si tracciano dall' ALTO in BASSO

 

 

- si tracciano da SINISTRA a DESTRA

 

 

- quando tratti verticali e orizzontali si incrociano, si tracciano prima i tratti orizzontali

 

 

- quando un kanji si dispone simmetricamente intorno ad un elemento centrale, questo va tracciato per primo

 

 

- un quadrilatero si traccia con tre tratti

 

 

 

- quando all'interno di un quadrato compaiono altri tratti, il tratto che chiude il quadrilatero in basso va tracciato

  per ultimo

       

  L’anno scolastico in Giappone inizia ad Aprile e finisce a Marzo.

Scuole non obbligatorie

ASILO NIDO
E’ per i neonati e i bimbi che hanno i genitori lavoratori o un solo genitore. La differenza con l’Italia è che è frequentato fino ai 6 anni. Funziona fino alle 20 circa.

SCUOLA MATERNA
Dipende da ogni singola scuola. Ma in genere è frequentata per 2 anni (5 e 6 anni) e mezza giornata.

Scuole obbligatorie

6 anni di elementare – SCIOUGAKKOU – 7 – 12 anni
si studia: Giapponese
Scienze sociali (da terza)
Matematica
Scienze naturali (da terza)
Attività sul territorio (prima e seconda)
Musica
Arte
Attività domestica (da quinta)
Educazione fisica
Morale sociale

3 anni di media – CIUGAKAKKOU – 13 -15 anni
si studia:
Giapponese
Scienze sociali (geografia, storia, funzione civile)
Matematica
Scienze naturali (biologia, chimica, fisica)
Musica
Arte
Attività domestica (femmine)
Attività tecnica (maschi)
Educazione fisica e igiene
Lingua straniera (normalmente inglese)
Morale sociale

3 anni di superiore KOUTOUGAKKOU = KOUKOU – 16 -18 anni
indirizzo generale (la maggior parte sceglie questo indirizzo ... come la media)
– FUTSUU-KA
si studia:
Giapponese (anche quella antico)
Scienze sociali (geografia, storia, funzione civile)
Matematica
Scienze naturali (biologia, chimica, fisica)
Musica
Arte
Attività domestica (femmine)
Attività tecnica (maschi)
Educazione fisica e igiene
Lingua straniera (normalmente inglese)
Informatica (non c’era nella mia epoca)

Qualche superiore indirizzo particolare:
(li scelgono pochi)
agricoltura
industria
commercio
marina – pesca
attività domestica
assistenza infermieristica
informatica
assistenza sciale
scienze naturali e matematiche
ginnastica
musica
arte
inglese

UNIVERSITA’ (non obbligatoria)
4 anni di università (Titolo Bachelor) – DAIGAKU – 19 -22 anni
6 anni per la facoltà di medicina ( invece farmacia è di 4 anni )
quando si dice laureato, riferisce questo titolo di Bachelor

La divisione delle facoltà più o meno come Italia.
Ma ci sono anche
Musica
Arte
Ginnastica (Educazione fisica)

2 anni di dottorato – DAIGAKUIN (Ci vanno in pochissimi)
primo anno di dottorato con titolo Master
secondo anno di dottorato con titolo Doctor  

 

                              Termini utili e curiosità sul Giappone

 

Costumi e curiosità:

Banzai: letteralmente significa “diecimila anni” e, anticamente, veniva usato come augurio di lunga vita e buona fortuna per personalità importanti come l’imperatore. Con il tempo si è trasformato in un comune grido d’incoraggiamento e felicità.
Bakufu: governo militare presieduto dallo shogun.
Bakujin: chi serviva il sovrano.
Bushido: era il codice d’onore dei samurai, basato su principi confuciani e sul buddhismo zen.
Cannone Armstrong: una delle tre grandi armi del Bakumatsu, assieme allo Stone Wall ed al Gatling Gun. Era una sottospecie di mortaio, ma di dimensioni ridotte.
-chan: è un suffisso che si usa fra bambini, fidanzati o amici intimi.
Chonmage: pettinatura tipica dei samurai, con un ciuffo di capelli raccolto sulla sommità del capo.
Daimyo: signore di un paese o di un territorio, in genere aveva un castello e dominava l’area intorno ad esso. I daimyo erano diretti sottoposto dello shogun, veri e propri signori feudali dotati di un loro esercito. Spesso erano addirittura più potenti dello shogun stesso.
Daisho: è così definito l’insieme della spada lunga (katana) e di quella corta (wakizashi). I samurai le portavano entrambe legate alla cintola.
Dojo: Il campo di battaglia della vita, un luogo in cui il praticante di un’arte marziale si allenava nella sua disciplina.
Doo: tecnica della scherma giapponese per colpire un’armatura.

Fundoshi:
tradizionali mutande giapponesi. Sorta di perizoma formato da una lunga striscia di stoffa legata ai fianchi, era usato solo dagli uomini.
Furoshiki:
panno per avvolgere oggetti.
Fusuma:
porta scorrevole da interni formata da un’intelaiatura in legno su cui sono montati pannelli in carta di riso.
Futon:
l’insieme di materasso e trapunta che costituisce il letto giapponese. Si stende solo di notte e, di giorno, viene riposto in appositi armadi a muro.
Genpuku:
cerimonia di passaggio alla maggiore età. Una volta era riservata ai ragazzi tra gli undici ed i sedici anni.
Geta:
tradizionali zoccoli di legno. Su una base piana e rettangolare, sollevata da terra da due regoletti trasversali, sono inseriti due cordoni di seta o di velluto che formano l’infradito.
Go:
chiamato anche Igo, è un gioco nato in Cina 4000 anni fa e divenuto subito popolare anche in Giappone. Si gioca su una tavola quadrata cui i lati sono formati da 18 quadrati più piccoli, delimitati da 19 linee per lato. Le pedine dette pietre, generalmente d’ardesia, sono bianche e nere. I due giocatori dispongono di una mossa a turno, e depongono le pedine sugli incroci del tavoliere. Lo scopo del gioco è delimitare aree del tavoliere racchiudendole con le proprie pedine. Vince chi accumula più punti, cioè il numero d’incroci contenuti in ogni “territorio”.
Gokenin:
famiglie di samurai che, durante le epoche Kamakura e Marumachi (dal 1185 al 1573), offrivano i loro servigi allo shogun in cambio della terra.

Goshinboku:
albero piantato all’interno di un tempio scintoista. Viene venerato come una sorta d’angelo custode. Spesso viene considerato una divinità vera e propria
.
Gyuanabe-ya:
osteria dove servono carne di manzo cotta direttamente a tavola.

Hakama:
pantaloni svasati con fianchi ampi, tipici dell’abbigliamento maschile tradizionale.
Han:
feudo, provincia.

Haori:
una sorta di giacca ampia e corta da indossare sopra il kimono.
Harakiri:
significa letteralmente “taglio del ventre”. Si tratta di un suicidio rituale molto usato nel Giappone feudale. Secondo i samurai, l’addome era una delle parti più rispettate del corpo, in essa, infatti, risiedeva lo spirito. Anche per questo motivo il loro codice d’onore stabiliva che tale modo di togliersi la vita era un privilegio che spettava ai samurai quando non volevano consegnarsi al nemico, oppure per protestare contro le ingiustizie di un superiore. L’harakiri si svolgeva nel seguente modo: il suicida, inginocchiato, si lacerava le viscere con un coltello e, subito dopo, un assistente lo decapitava. Questo macabro rituale era conosciuto anche con il nome di seppuku.
Hinezumi:
è il nome di una razza di topi originari della Cina. La leggenda vuole che la loro pelle fosse particolarmente resistente, al punto da fungere addirittura da corazza.

Hokora:
piccolo tempio scintoista.

Ikebana:
arte di comporre i fiori.

Jo:
unità di misura che equivale a 91 x 182cm.
Kaishaku:
così erano chiamati coloro che assistevano un samurai pronto a compiere l’harakiri. Il loro compito era di decapitare il suicida.
-kun:
suffisso che si usa fra amici adulti.

Kami:
i culti primitivi giapponesi attribuivano le qualità di kami sia a personificazioni mitologiche come Amaterasu (Dio del Sole), sia agli antenati divinizzati o ad altri personaggi di grande rilievo, sia infine ad elementi naturali come montagne, cascate ecc…I kami sono perciò in numero teoricamente illimitato, ma fra essi esiste una sorta di gerarchia per cui alcuni hanno assunto nel corso della storia della religione giapponese un particolare di rilevo. Proprio dalla parola shinto, che significa “via, dottrina dei kami”, nacque lo Shintoismo. Anche figure della religione buddhista, comunque, sono state accolte tra i kami.
Kappa:
folletti acquatici dispettosi del folklore giapponese. Raffigurati in diversi modi, possiedono alcuni caratteri tipici: becco, pelle verde, zampe palmate, schiena coperta da un guscio di tartaruga e cranio concavo, atto a contenere acqua. La leggenda vuole che i kappa non possano vivere lontano da fiumi o corsi d’acqua, in mancanza di questa, infatti, si disidratano e muoiono.
Katana:
tradizionale spada dei samurai, solo a loro, in antichità, era consentito portarla. Per i samurai era molto importante in quanto, senza di essa, la loro vita non aveva alcun senso.
Il fodero della katana pò essere liscio o finemente decorato, di legno oppure di ferro. È sempre in coppia con il Wakizashi, con il quale forma forma il daisho.

Kekkai:
questo termine indica un luogo con caratteristiche fisiche diverse dalla normalità. Può anche essere considerato come una sorta di luogo sovrannaturale.Kendo o Kenjutsu: la “via” della spada o arte della spada.

Kenpou:
antica arte marziale giapponese basata, essenzialmente, sui pugni.
Kenpouka:
praticante di kenpou.
Ki: (o Qi secondo la trascrizione cinese) è l’energia spirituale, l’essenza della forza vitale che scorre attraverso canali del corpo chiamati “meridiani”. Questi possono sovrapporsi al sistema nervoso centrale e all’apparato circolatorio, ma ne sono del tutto distinti.

Koku:
era l’unità di misura equivalente a 180 litri di riso, ovvero il fabbisogno medio di cibo di un uomo per un intero anno. Nel medioevo giapponese rappresentava lo “stipendio” dei samurai.
Koto: strumento musicale introdotto dalla Cina in Giappone nel 673. è costituito da una cassa di risonanza lunga sino a 2m, posata per terra, sulla quale sono tese 13 corde di seta, intonate per mezzo di cavalletti mobili. Il suonatore di koto, inginocchiato dinnanzi allo strumento, fa vibrare le corde con plettri d’avorio fissati, come anelli, alle prime 3 dita della mano destra, mentre con la sinistra esercita una pressione sulla parte di corta non vibrante. Di questo strumento tradizione, usato dai cantastorie nelle antiche cronache giapponesi, esistono ben 23 versioni.

Kunai:
armi da lancio ninja. Sono speciali, corti, coltelli che portano un anello sul finire del manico.
Kunoichi:
ninja donna.
Kusarikama:
arma composta da una falce, alla quale è fissata una catena munita di peso.
Kyosoku:
sgabello per appoggiare il braccio stando seduti a terra.
Men:
tecnica della scherma giapponese per colpire l’elmo.
Mugyo:
posizione naturale del kendo, in cui la spada viene impugnata senza prendere posizione.

Mukadejoro:
nome di uno spettro col corpo da millepiedi ed il volto da donna truccata come una prostituta.

Nango:
gioco d’azzardo, consiste nell’indovinare quante monete si tengono in mano.

Netsuke:
piccolo ciondolo usato come fermaglio.

Nishikie:
lavorazioni artigianali su legno dipinto con lacche colorate.

Obi:
fascia di tessuto decorato, alta, rigida, che si annoda in vita sopra il kimono o lo yukata.
Oni:
demoni leggendari delle antiche favole giapponesi, Generalmente rappresentati come esseri raccapricciati, metà umani e metà diavoli. Portavano un numero variabile di corte corna (da uno a tre), affilati e lunghi canini. Irsuti e muscolosi, erano armati in modo rudimentale ed indossavano pelli tigrate. Tra le maschere del tradizionale teatro giapponese, ricorre frequentemente la maschera dell’oni.
Oshiire:
porte scorrevoli degli armadi a muro.
Renga:
poesia recitata ripetutamente da numerose persone.
Ronin:
samurai senza padrone. In antichità il vincolo fra guerriero e padrone era fortissimo, tanto che il samurai non poteva esistere senza il proprio daimyo e, di fronte alla sua perdita non restavano che due scelte: l’onorevole suicidio rituale (harakiri o seppuku), o divenire un ronin, un samurai errante. In genere i ronin svolgevano lavori su commissione, prestando servigi al miglior offerente e vagabondando senza meta. Erano mal visti dalla gente e disonorati dai samurai.
Ryo:
antica moneta d’oro
-san: suffisso onorifico d’uso comune. Equivale al nostro “signora/e” “signorina/o”.

Samurai:
letteralmente significa “colui che serve”. Questo termine cominciò ad essere usato tra il nono e l’undicesimo secolo, sostituendo la parola bushi “Nobiltà militare”. I samurai Erano guerrieri nati per proteggere i daimyo ma, col passare del tempo, divennero una vera e propria classe sociale a se stante. Fedeli ad un codice d’onore inviolabile, i samurai erano disposti a sacrificare la propria vita pur di proteggere il loro signore. Inoltre, pur di non cadere in mano nemica o disonorare il proprio daimyo rifiutando un ordine, questi guerrieri onorevoli compievano un atto di suicidio (harakiri o seppuku). I giapponesi moderni sono ancora molto legati alla figura del samurai.
Sakè:
è Il nome di un liquore incolore, con una gradazione alcolica dai 15 ai 17 gradi. Nelle antichissime cronache del Giappone veniva indicato come “la bevanda degli dei”. Si ottiene mescolando riso cotto al vapore con una muffa simile al lievito; si lascia riposare e poi si raffina. Esistono due tipi di sakè: quello dolce e quello secco, comunque entrambi, secondo la tradizione, vendono serviti caldi.
Shaku:
antica unità di misura giapponese, equivale e 30,3cm.
Shakuhachi:
flauto verticale.
Shakujo:
è un bastone, alla cui estremità sono fissati degli anelli, che portano i monaci buddisti erranti. Era usato come arma di difesa personale e per gli esorcismi, si diceva, infatti, che il tintinnare degli anelli allontanasse i demoni.
Shamisen o Samisen:
strumento musicale a corde pizzicate assai popolare in Giappone a partire dal sedicesimo secolo. Ha una forma simile ad una chitarra e viene suonato con un ampio plettro d’avorio. Il suo suono accompagna danze, pantomime, canti e declamazioni del teatro kabuki. Lo shamisen è lo strumento delle geishe e dei cantanti girovaghi.
Shinai:
spada di bambù che si usa durante gli allenamenti del kendo.
Shinbashi:
la prima stazione ferroviaria costruita a Tokyo.
Shogun:
“generalissimo inviato contro i barbari” (Sei-i-tai Shogun). Titolo riservato in origine (ottavo secolo) ai capi militari che dirigevano le operazioni contro gli Ainu, abitanti del nord dell’Honshu, e che solo più tardi designò i dittatori militari che governarono il paese dal 1192 al 1868. Nell’Epoca Heinan (Heinan Jidai – 794-1185) la dignità di shogun veniva attribuita all’imperatore. Nel 1192 il generale Yoritomo Minamoto, però, si fregiò di tal titolo, assicurandolo a tutta la sua discendenza. Da allora gli shogun non seguirono più il volere dell’imperatore, che assunse soltanto una carica pressoché divina e religiosa. Questi dittatori feudali avevano in mano tutto il potere politico del paese e divennero persino più potenti dell’imperatore stesso. Prima della loro caduta, nel 1868 con l’avvento del governo Meiji, si susseguirono ben tre dinastie di shogun: i Minamoto, gli Ashikaga ed i Tokugawa, i più duraturi.
Shoji:
porta scorrevole che separa l’interno dall’esterno della casa, costituita da un grigliato di legno rivestito con carta di riso.
Shosei:
chi studia e abita a casa di qualcuno.
Shuriken:
armi da lancio ninja. Micidiali discetti di metallo, né esistono di misure diverse, muniti di un numero variabile di punte acuminate. Spesso rassomigliano a delle stelle.

Soba-ya:
osteria dove servono i soba: spaghetti di grano saraceno in brodo.
Tachi:
spada lunga.
Tatami:
stuoie imbottite di paglia compressa e rivestite di giunchi intrecciati. Sono fissate su una cornice di legno ed ornate da un bordo di passamaneria. Costituiscono il pavimento delle case giapponesi.
Toro:
lanterne di carta che, durante il rito buddhista del bon (la festa dei morti), vengono affidate alle correnti dei fiumi perché riconducano le anime dei morti nell’aldilà, dopo il loro ritorno a casa durante i giorni delle celebrazioni.
Wakizashi:
spada corta che fa coppia con la katana.
Waraji:
sandali comunemente usati dai samurai. Di solito costituiti da una suola di paglia di riso, di cotone o fibre di palma, venivano legati alle caviglie tramite lunghi lacci, che dipartivano dall’infradito. Spesso i samurai ne portavano un paio di scorta fissi alla cintola.
Yukata: leggero kimono di cotone usato soprattutto d’estate.

Zabuton:
cuscino che si usa al posto delle sedie.
Zokuronha:
i membri più moderati del feudo Choshu.
EPOCHE, BATTAGLIE e fatti STORICi:

Bakumatsu: periodo che vide la fine dell’epoca Edo e precedette l’avvento della restaurazione Meiji. Fu caratterizzato da una lunga guerra civile (perpetuatasi per 14 anni) che segnò l’apertura del Giappone al resto del mondo. Le due fazioni in lotta erano rappresentate da: i samurai fedeli allo shogun, conservatori; e dai cosiddetti samurai ambiziosi (Ishin Shishi) schierati dalla parte degli americani, che miravano alla modernizzazione del paese. Vinsero quest’ultimi.
Epoca Sengoku: periodo storico che comprese quasi tutto il sedicesimo secolo, caratterizzato da accese lotte tra i samurai per la gestione del potere. In quell’era il Giappone era diviso in tanti piccoli regni in perenne contrasto fra loro.
Era Marutachi: (1392-1573) fu un periodo di notevoli mutamenti politici, attraverso cui i samurai acquisirono un’importanza sempre crescente. Il potere era accentrato nelle mani dei daimyo.
Kinmon no Hen: venne così definito l’attacco che il feudo di Choshu (nel 18 luglio 1864), durante la guerra civile del Bakumatsu (fine dello shogunato – periodo antecedente la restaurazione Meiji) organizzò per riconquistare una situazione favorevole nella città di Kyoto (1864), ma venne sconfitto. In quel frangente il leader del feudo, Kogoro Katsura, si allontanò dai suoi soldati, nascondendosi in un luogo segreto.
La battaglia di Sekigahara: il 21 ottobre 1600, a Sekigahara (località a circa 100 km da Osaka), si scontrarono i daimyo orientali e quelli occidentali. La battaglia non fu che l’atto conclusivo del tentativo di Ieyasu Tokugawa, potente signore feudale, di assumere il potere ed unificare il Giappone ancora diviso. La coalizione contraria ad Ieyasu era teoricamente più forte (130.000 soldati contro 80.000), ma era divisa al proprio interno. Tokugawa prese accordi segreti con alcuni signori feudali che, nel corso della battaglia, si schierarono dalla sua parte, contribuendo al suo trionfo. La vittoria gli permise di divenire shogun e di far sì che i Tokugawa regnassero sul Giappone per 250 anni, fino alla guerra civile ed alla restaurazione Meiji.
PERSONAGGI STORICI:

Hajime Saito: leggendario capo della terza squadra dello Shinsengumi.Con l’ascesa di Meiji al potere, lo Shinsengumi si sciolse e ad ognuno dei suoi membri venne offerta una più o meno prestigiosa carica all’interno del nuovo governo. Saito ottenne la carica di vice-brigadiere della polizia di Tokyo. Per motivi di sicurezza, facilmente intuibili, mutò nome in Goro Fujita.
Hideie Ukita: (1572-1662) fu uno dei generali che parteciparono alla battaglia di Sekigahara (all’epoca aveva appena 28 anni). Comandante in seconda dell’esercito occidentale, ossia della coalizione opposta a Tokugawa, era il signore delle ricche province di Bizen, Mimasaka e di gran parte di Bitchu. Un uomo piuttosto ricco che, in precedenza partecipò alla campagna per la conquista della Corea.
Kojiro Sasaki: abile spadaccino al servizio degli Hosokawa, signori di Kumamoto, entrato nella leggenda. Nonostante un grave handicap, Sasaki nacque sordo, sviluppò un’innata abilità nell’uso della katana.
È considerato uno dei più grandi guerrieri della storia giapponese.
Kogoro Katsura: giovane spadaccino che abbandonò la via della katana, diventando il signore del feudo Choshu. Insieme a Takamori Saigou, signore del feudo Satsuma, organizzò la rivolta contro lo shogunato. Kogoro entrò, dopo la vittoria sui conservatori fedeli allo shogun, a far parte del governo Meiji e, poco dopo lo scoppio della guerra Seinan (maggio 1877), morì a causa di una malattia al cervello. Era un personaggio che, fino alla fine, non fece altro che preoccuparsi del futuro del proprio paese.
Oniwabanshu: speciale gruppo di ninja istituito con lo scopo di proteggere il castello dello shogun durante il Bakumatsu (fine dello shogunato).
Sekihoutai: la Squadra dei Messaggeri Rossi. Squadrone costituito da civili, nato nel 1868, precedette l’esercito ufficiale della restaurazione. I Sekihoutai si occuparono di sollecitare la collaborazione da parte del popolo alla formazione del nuovo governo. Parteciparono anche all’attacco al castello dello shogun, atto che concluse la guerra civile e diede il via alla restaurazione di Meiji. La loro fine fu drammatica, il nuovo governo, infatti, dopo aver dato l’ordine ai Sekihoutai di spargere la voce di un dimezzamento imminente dei tributi, si accorse di non possedere abbastanza fondi per mantenere la promessa. Non potendo ammettere l’errore, il governo scaricò le colpe sullo Squadrone Rosso, marchiandone i membri come traditori, nonostante la fedeltà che avevano dimostrato. I samurai ambiziosi, quindi, sotto ordine del governo Meiji, sterminarono tutti i Messaggeri Rossi, nessuno escluso.
Shinsaku Takasugi: era il braccio destro di Kogoro Katsura. Uomo bellicoso ed attivo, istituì un vero e proprio esercito, che si unì allo squadrone dei samurai ambiziosi di Choshu. Morì di polmonite prima di poter assistere la nascita della nuova epoca Meiji, per il quale si era battuto senza risparmio.
Shinsengumi: squadra di spadaccini al servizio del ministero della difesa di Kyoto. Erano schierati dalla parte dello shogunato e rappresentavano il nemico più temibile per i samurai ambiziosi. Chiamati anche “I Lupi di Mibu”, esponevano una bandiera arancione con l’ideogramma “Verità”, e indossavano un kimono azzurro dalle bande gialle. Nonostante la loro bravura, gli Shinsengumi vennero sopraffatti dal corso rocambolesco del eventi, e, con l’avvento del nuovo governo, le varie squadre si sciolsero. I giapponesi, ancora oggi, sono molto affezionati ed affascinati dagli Shinsengumi, poiché rappresentavano la vera essenza dei samurai.
Sozou Sagara: capo del primo Squadrone dei Messaggeri Rossi (Sekihoutai) decapitato ad opera dei samurai ambiziosi.
Terumasa Ikeda: daimyo del castello di Himeji, famosa costruzione nota anche come Shirasagi-“Airone Bianco”. Situato su una bassa collina, il maniero era circondato da un sistema difensivo formato da fossati, mura e porte. Il torrione principale aveva cinque piani all’esterno e sette all’interno ed era collegato con i torrioni minori.

LUOGHI E TRADIZIONI:

Edo: antico nome della città di Tokyo, significa “ingresso ai fiumi”. Divenne capitale del Giappone solo nel 1615, occupando il posto di Kyo (Kyoto).
Festa del Bon: celebrata il 15 luglio. Si ritiene che in questo giorno gli spiriti degli antenati tornino sulla Terra per stabilire un contatto con i vivi. Per questo motivo viene offerto loro del cibo sugli altari dei templi buddisti e sulle tombe.
Hakodate: città fortificata situata nel Hokkaido, l’isola settentrionale dell’arcipelago giapponese. Fu teatro di uno dei primi scontri del Bakumatsu.
Kamigata: regione di Kyoto-Osaka, l’attuale kansai o kinki.
Kanto o Kwanto: regione centrale dell’isola giapponese di Honshu, nella quale si trovano le città di Tokyo e Yokohama. Rappresenta il polo industriale dell’intero Giappone.
Owari: odierna regione di Aichi, patria del famoso samurai Oda Nobunaga.
Voto del Sokubato: è la scelta, consentita ai samurai, di non uccidere più dopo una guerra ed abbandonare la via della katana.

PIATTI TIPICI:

Aemono: verdure e pesce mescolati con miso o aceto.

Agedashi dofu:
tofu leggermente fritto immerso in salsa di soia e zenzero grattugiato.
Asari no sakamushi:
vongole in umido con vino di riso.
Chahan:
riso saltato con verdure e maiale.
Chawan mushi:
verdure, gamberetti, ecc…cotti a vapore in una crema d’uova.
Chimaki:
onigiri preparati con riso dolce.
Chirashi sushi:
pesce crudo servito su un piatto di riso.
Daigaku imo:
patate dolci fritte in sciroppo.
Dojo no yanagawa nabe:
pesce barometro (simile al pesce gatto) cotto con le radici di bardana e uovo in una casseruola di terracotta. È considerato Una vera prelibatezza.
Ebi-furai:
scampi impanati.
Gohan:
riso bianco cotto a vapore.
Gyoza:
maiale con zenzero e aglio, fritto o cotto al vapore.
Gyunabe: carne di manzo cotta.
Hiya-yakko:
tofu freddo con salsa di soia e zenzero grattugiato.
Hiyamugi:
tagliolini di frumento serviti freddi.
Kappa-maki:
involtino di cetriolo.

Kara-age:
pollo fritto.
Kare-raisu:
riso condito con una densa salsa al curry e manzo.
Kariforunia-maki:
involtino con polpa di granchio e avocado. Letteralmente significa “involtino di California” poiché è stato creato negli Usa.
Kimpira gobo:
carote e radici di bardana fritte in salsa di soia.
Mabo dofy:
tofu e maiale macinato in una salsa rossa piccante. È d’origine cinese.
Maki sushi:
pesce crudo con verdure o altri assaggi, mescolati con riso ed avvolti in alghe essiccate.
Miso:
pasta di fagioli di soia bolliti e fermentati con sale e lievito. Ingrediente fondamentale della cucina giapponese.
Miso shiru:
minestra di miso.
Nigiri zushi:
riso a bocconcini coperto con vari tipi di pesce sia cotto sia crudo, intinto nella salsa di soia.
Niku-jhaga:
manzo e patate stufate con salsa di soia.
Nimono
: verdure stufate.
Nizakana:
pesce stufato.
Oden:
pietanza giapponese composta da un pot-pourri di verdure in umido.
Ohitashi:
verdure lesse con salsa di soia e fettine di Bonito essiccato con semi di sesamo.
Okayu:
riso in umido.
Okonomiyaki:
crèpe ripiena di cavoli e carne o pesce cotta su una griglia e poi coperta di cipolle verdi e salsa.
Onigiri:
riso bollito preparato in bocconcini di forma sferica o rettangolare, ripieni, a scelta, di prugne in salamoia, pezzetti di salmone o tonno, e avvolti in un foglio d’alghe essiccate.
Omuraisu:
omelette farcita di riso, accompagnata spesso con ketchup.
Oyako-domburi:
letteralmente “ciotola di madre e bambino”, ovvero pollo e uovo in brodo sul riso.
Ramen:
tagliolini cinesi in brodo, spesso accompagnati da maiale arrostito, salsa di soia o miso.
Roru-kyabetsu:
manzo e maiale arrotolato in foglie di cavolo.
Saba no miso ni:
sgombro lessato con pasta di fagioli di soia.
Sashimi:
pesce crudo freschissimo tagliato a fettine, servito su un piatto di ravanelli bianchi, che prima di essere mangiato viene intinto leggermente nella salsa di soia.
Shabu-shabu:
sottilissime fette di manzo immerse, per un attimo, in un brodo e poi condite con una leggera salsa.
Shimasaba:
sgombro marinato nell’aceto.
Shinko-maki
: involtino di shinko (sottaceto)
Shioyaki:
pesce coperto di sale ed arrostito.
Shoga-yaki:
maiale cucinato con zenzero.
Shumai:
gamberetti o maiale avvolti in una pasta leggera e cotti al vapore.
Soba:
tagliolini di grano saraceno in brodo.
Somen:
tagliolini sottilissimi di solito serviti freddi con una salsa leggera. Si mangiano d’estate.
Subuta:
maiale in salsa agrodolce, d’origine cinese.
Suimono:
minestra, spesso di pesce e tofu, insaporita con salsa di soia
Sukiyaki:
carne, cotta direttamente a tavola in salsa di soia, con verdure. La carne, tagliata a pezzi, viene intinta, prima di essere mangiata, in un piattino d’uovo crudo. È un piatto che va consumato in compagnia, e, spesso, ha un costo elevato.
Sumono:
verdure condite con aceto.
Sushi:
bocconcini di riso condito con aceto sormontati da fettine di pesce crudo aromatizzato con del rafano piccante, da frittatine o da altro ancora. Vengono serviti con pezzetti di zenzero in salamoia e Si mangiano dopo averli intinti in salsa di soia.
Tanin-domburi:
letteralmente significa “sconosciuti in ciotola”, manzo e uovo in brodo sul riso.
Tekka-maki:
involtino di tonno.
Tempura:
verdura, gamberetti o pesce fritti ed intinti in una salsa di ravanelli bianchi.
Ten-ju:
scampi fritti e serviti sul riso con salsa.
Tofu:
è un cibo bianco fatto di fagioli di soia. Ha un alto contenuto proteico e di consistenza gelatinosa.
Tofu no dengaku:
tofu arrostito su uno spiedino e condito con miso.
Tonjiru:
minestra di maiale con verdure.
Tsukemono
: verdure in salamoia.
Tsukaidani:
pesce, alghe o molluschi cotti in salsa di soia zuccherata e conservati.
Udon:
larghi tagliolini di farina in brodo, accompagnati da carne, pollo, uova e verdure.
Una-j:
anguilla marinata in una salsa di soia ed arrostita sulla griglia, servita sul riso. È un piatto considerato come una vera prelibatezza.
Yakiniku:
manzo e fegato affettati sottili vengono marinati e poi cotti su una griglia sopra un fuoco sul tavolo.
Yakisoba:
tagliolini fritti con manzo e cavolo decorati con zenzero in aceto.
Yakitori:
pezzi di pollo, carne bianca, fegato, pelle ecc… infilati su uno spiedino con cipolline verdi, marinati in salsa di soia dolce e poi grigliati.
Yakizakana
: pesce arrostito alla griglia.
Yasai itame:
verdure salate.
Yodofu:
tofu bollito.
Yokan:
gelatina dolce di pasta di fagioli, una sottospecie di budino.
Zaru Soba: soba freddi serviti su una rete di bamboo.

 

 



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